[02] Bitcoin, criptovalute e blockchain: terminologia e tecnologia di base

Guida criptovalute DigitalTec - 02

Quando si parla di criptovalute e blockchain sono diversi i termini e concetti chiave nei quali l'utente necessariamente si imbatte. È necessario conoscerli in maniera chiara, in modo tale da comprendere appieno le basi sulle quali poggia questa tecnologia.

 

Blocco – un contenitore di informazioni, che racchiude al suo interno le transazioni effettuate dalla rete in un determinato intervallo di tempo. Ogni blocco contiene un codice di controllo che dipende dalla conformazione del blocco precedente. Ciascun blocco ha una dimensione prefissata (nel caso dei Bitcoin essa è pari a circa 1 Megabyte). Ogni Megabyte può contenere circa 1700 transazioni, e se parliamo di blockchain Bitcoin ciò significa che si possono verificare circa 7 transazioni al secondo, creando un nuovo blocco ogni 10 minuti. Blocchi piccoli possono creare una congestione della rete, facendo si che una transazione possa essere confermata anche dopo diverse ore; blocchi grandi favoriscono la velocità delle transazioni, ma possono esporre la blockchain ad attacchi informatici.

blocchi blockchain

I blocchi della blockchain Bitcoin

 

Max supply – la quantità di moneta limite che può esistere. Il numero di monete in circolazione non può superare tale soglia.

Circulating supply – la quantità di moneta che attualmente circola nella rete.

Difficoltà di mining – la difficoltà nell’effettuare mining. Dipende da quanta potenza computazionale è impiegata nella rete. Più potenza computazionale è inserita nella rete, più aumenta la difficoltà di mining. Pensate di giocare a Bingo: acquistate 10 cartelle, su un totale di 100. Avrete il 10% di possibilità di vittoria. Se però i giocatori aumentano, ed il totale delle cartelle diventa 1000, la vostra probabilità di vittoria si riduce all’1%. Il parametro difficolta cambia nel tempo, più precisamente ogni 2016 blocchi. Dato che un blocco viene creato ogni circa 10 minuti, la difficoltà viene aggiornata ogni 14 giorni.

Hash rate – è la misura della potenza di elaborazione di un hardware: indica quanti hash un hardware riesce ad inviare nell’intervallo temporale di 1 secondo. E’ un parametro di fondamentale importanza per capire quanto un hardware può minare conoscendo il parametro difficoltà.

Algoritmo di mining – ogni criptovaluta è caratterizzata da un determinato algoritmo che deve essere risolto dai miner, in modo tale da confermare le transazioni ed acquisire nuova moneta (queste operazioni vengono effettuate in successione sui blocchi della blockchain). Gli algoritmi utilizzati dalle varie blockchain possono essere anche molto diversi tra loro: ciò significa che per risolvere un algoritmo come lo SHA-256, (utilizzato dalla blockchain Bitcoin) è più conveniente utilizzare un hardware GPU, mentre per altri, come lo Scrypt (utilizzato dalla blockchain Litecoin), può andar bene anche una CPU.

Proof of work (PoW, “Prova del lavoro”) – protocollo informatico di validazione che consente di stabilire chi ha il diritto di “chiudere” un blocco di transazioni sulla blockchain. Dato che la blockchain è copiata e duplicata in tutti gli hard disk di chiunque sia connesso al network, chi ha il diritto di “scrivere” un nuovo blocco? Chi risolve per primo la proof of work (a costui verrà dato in premio anche un certo quantitativo di Bitcoin). Tutti gli altri si limiteranno a verificare e copiare il blocco da poco creato. E se qualcuno tentasse di manomettere la blockchain inserendo un blocco parassita e falsificando la proof of work? In teoria sarebbe possibile, ma per non venire scoperti bisognerebbe falsificare anche tutti i blocchi successivi, cosi impossibile vista la quantità di potenza computazionale presente nel network. Il punto debole di questo metodo sta nel fatto che ha più probabilità di “vincere” chi ha più potenza di calcolo: ciò ha portato ad una corsa all’hardware che comporta notevoli dispendi energetici.

Proof of stake (PoS, “prova di avere lo stake”) – in questo caso ha più probabilità di vittoria non più chi ha più potenza di calcolo, ma più criptovaluta a disposizione. Questo riduce i problemi energetici, ma sposta il potere di creazione dei blocchi a chi possiede più capitale. Questo sistema è stato utilizzato per la prima volta già in fase di lancio da Peercoin e verrà implementato nel 2018 dalla blockchain di Ethereum.

Scalabilità – possibilità di variare la dimensione di un blocco in funzione della reale necessità del network. Si potrebbe aumentare la dimensione di un blocco oppure evitare di inserire in un blocco piccole transazioni. Questo è un argomento spinoso per la rete Bitcoin, dato che da questo aspetto dipendono i tempi di conferma delle transazioni. Come possiamo pagare un caffè in Bitcoin se la conferma della transazione potrebberichiedere anche diverse ore?

 

 

 

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