Mining di criptovalute: un impatto ambientale poco sostenibile

Effettuare mining significa far lavorare a pieno regime costosi hardware che, per risolvere determinati algoritmi crittografici, consumano un certo quantitativo di energia elettrica. Prendiamo in esame il mining di Bitcoin: l'attuale potenza computazionale impiegata è (ad oggi, 30/12/2017) in media di 15.000.000 (milioni) di Terahash al secondo.

Secondo una stima effettuata da Abigail Beall in un articolo pubblicato dal New Scientist il consumo orario per il mining di Bitcoin è pari a 23,07 TeraWatt/ora, pari al consumo annuale di elettricità nell'Ecuador (i consumi annuali degli stati vengono espressi in TeraWatt/ora, nonostante si riferiscano all'unità temporale annuale: questo perché è più facile confrontare tra loro dati orari). Seppur l'Equador sia una nazione dal relativamente basso consumo energetico, considerando i suoi 16,6 milioni di abitanti (l'Italia, per intenderci conta 60,5 milioni di abitanti con 321 TeraWatt/ora consumati ogni anno), questo è un dato allarmante, considerando che stiamo parlando solamente di Bitcoin, e non stiamo tenendo in considerazione le altre migliaia di criptovalute minabili esistenti.

Una stima ancor più "severa" viene data da Digieconomist che stima l'attuale consumo energetico relativo al mining di Bitcoin intorno ai 36,81 TeraWatt/ora.

Una possibile causa di questo enorme dispendio energetico potrebbe risiedere nella natura non sempre ottimizzata degli hardware utilizzati per il mining. Ipotizzando che tutti gli hardware di mining del pianeta siano di ultima generazione (e quindi molto efficienti) potremmo considerare un valore di consumi pari a circa 1250 W per ogni 13 Terahash al secondo (consideriamo l'efficienza energetica di un Antminer S9). Serviranno circa 1.150.000 di questi dispositivi per raggiungere la potenza computazionale del network, per un consumo totale di circa 1.500.000 KiloWatt/ora, ovvero 0,0015 TeraWatt/ora. Un ordine di grandezza di molto inferiore a quello proprosto dal New Scientist. Tuttavia, data la crescente difficoltà di mining, la sostituzione degli hardware attualmente impiegati per le attività di mining non sarebbe una soluzione praticabile né a livello economico né a livello energetico.

Un'altra causa di questo enorme dispendio energetico risiede nell'utilizzo della Proof of Work (PoW): introducendo la Proof of Stake (PoS), il consumo energetico verrebbe ridotto drasticamente, togliendo potere ai miner, ma dandolo a chi possiede più moneta.

Il 2017 è stato sicuramente l'anno dei Bitcoin e della blockchain. La tecnologia che sta alla base delle criptovalute non potr esimersi dall'affrontare certi argomenti.

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